Il Mercato Della Cultura

di maximoRed

Qualcuno mi fa notare che la cultura individuale "rema contro" la cooperazione sociale.
Obiettivamente, l'antinomia risulta evidente facilmente, ma se si considerano fattori culturali personali "drogati" da un quotidiano input attraverso mezzi di comunicazione sempre più unidirezionali, ecco che la necessità di un distacco diviene utile all'individuo. La cooperazione ha modo di esistere in ambiti ristretti di individui, in cui la coscienza di un obiettivo comune può rispecchiarsi nelle poche persone della piccola comunità. Ma se non ho controllo diretto verso chi è lontano, posso permettermi una defezione perché su tantissimi, qualcun altro lo avrà fatto prima di me.
Questo equivale a mentire a se stessi ed entra in gioco la falsa etimologia.
Ma andiamo per ordine: la democrazia del XXI secolo è certamente una forma sociale modellata allo status socio-politico, che la vende come esempio di civiltà moderna e pacifica. Allo stesso modo in cui quando stiamo male ci accorgiamo di essere uomini, e quando abbiamo un nemico da combattere ci accorgiamo di essere uomini pacifici.
L’essere umano è un organismo di facile manipolazione da quando non è più padrone delle proprie opinioni, la corrente che lo trascina verso una direzione, lo rende “comodamente” viaggiatore di una vita imposta da sistemi industriali e non ha più bisogno di esprimere proprie idee. In questo sistema si troverà associato ad una o più comunità che lo rendono facilmente individuabile e soggetto ad eventuali correzioni di rotta da parte dell’industria culturale.
Vorrei dire; che i rapporti di comunicazione diretta uomo-uomo sono sostituiti dall’unidirezionalità dei messaggi appresi tramite giornali o televisione, ne viene fuori uno stile di vita preconfezionato e i contraddittori “organici” ,dove le esperienze individuali erano fondate su scambi capillari di argomentazioni specifiche, si sono trasformati in ricezione.
Tutte quelle umanità intrinseche: la bugia, l’affermazione, il tradimento, il dolore e anche la libertà sono trasmutate in discipline strategiche di ascesi verso l’oblio dei sentimenti, quindi, in strumenti per una metamorfosi inconscia che ci porterà dritti nel dimenticatoio della vita.
Inutile nascondercelo, siamo ormai sempre più opinione pubblica, siamo schierati a destra o sinistra indipendentemente da ciò che possa rappresentare la destra o la sinistra ma l’importante è essere convinti di avere ancora quel barlume di scelta e di contraddittorio verso chi ha optato per l’altra parte.
Siamo molto abili ad esprimere in quei pochi dettagli che ci restano, e abili soprattutto ad autocelebrarci quando “azzecchiamo” una previsione, sapendo che stiamo mentendo a noi stessi più che agli altri e, se non ce ne rendiamo conto, già siamo maturi per l’oblio, e a giustificarci razionalmente quando non ci riusciamo. Tutto tornerà come il giorno prima e lasciamo al tempo il compito di cicatrizzare le nostre enormità. Quando invischiati in un sistema così strutturato ci riteniamo soddisfatti della nostra vita, abbiamo peccato di presunzione e quest’ultimo peccato veniale ci conferma l’abbandono delle origini. Il presuntuoso incosciente è affetto da codardia, non riconosce le facoltà dell’errore fuggendo l’insicurezza, che implica la paura del rimanere indietro, e costui non mentirà più per convenienza ma solo per carattere indotto. Non affermerà nulla se non la propria negazione all’essere uomo. Questo è l’unico tradimento che riesce a perpetrare perché non gli procurerà nessun dolore, dal momento che è parte di un convoglio che viaggia in unica direzione insieme alla moltitudine, verso una libertà che non ha il significato che le meriterebbe da parte di un prigioniero politico.
 Questa identità in cui l’uomo del XXI secolo vi aderisce, è senz’altro frutto (non ancora maturo) delle scelte arcaiche dove e quando la ragione si è impossessata del genere umano. Tirare in ballo la scelta di Adamo nel mangiare dall’albero della conoscenza, in quest’ambiente mi par fuori luogo, ma in ogni caso la scelta iniziale, perché una c’è stata, ci ha portato fuori strada. E quando con falso dolore tentiamo di ripercorrere all’indietro un tragitto che è a "senso unico", ci accorgiamo di essere vivi, il masochismo latente si manifesta come autodifesa e ci ricorda che non c’è più niente da fare, e nonostante questa consapevolezza tentiamo, almeno nei nostri sogni di tornare indietro nel tempo fino all’adolescenza, quando scevri della pesantezza del vivere non immaginavamo neanche un po’ che per alleggerirci da questa, ci si drogava facendo beneficenza.

maximoRed 02 novembre 2007

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